Riccardo Pilat | Elezioni in Montenegro: una nuova “Guerra Fredda”?
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Elezioni in Montenegro: una nuova “Guerra Fredda”?

Elezioni in Montenegro: una nuova “Guerra Fredda”?

Forzature e tensioni hanno come campo di gioco il suolo europeo: da una parte gli USA, impegnati nella campagna elettorale a suon di scandali, battute di basso livello e attacchi personali, dall’altra la Russia divenuta dal primo di ottobre a capo del Consiglio di sicurezza delle nazioni unite, tra crisi economica, interventi militari e rilancio di leadership nel panorama internazionale.

La cooperazione Italo-Russa da sempre basata su buoni rapporti diplomatici rischia oggi di avere un’interruzione, o meglio un raffreddamento, viste le ultime prese di posizione del nostro Paese.

Sul fronte economico troviamo nuovamente protagonista la Cina che è riuscita a rilanciare i prezzi segnando a settembre un tasso d’inflazione annua dell’1,9%, un ottimo risultato che per l’Europa è ancora un miraggio. Sul fronte del vecchio continente la stagnazione politica invece domina. La campagna elettorale austriaca ancora lontana, consuma ogni giorno popolarità ed interesse.

Protagonista invece della politica balcanica troviamo il Montenegro che domenica scorsa ha visto rinnovare il suo parlamento monocamerale di 81 seggi riconoscendo una vittoria del Partito Democratico dei Socialisti (di centrosinistra e filo-occidentale) con una soglia del 41% dei voti pari a 36 seggi. Una realtà politica quella montenegrina che vede una spaccatura politico culturale che in un’ottica ad ampio raggio rappresenta le tendenze politiche dell’intero continente. Da un lato i filo occidentali, il partito del premier Đukanovic, che a partire dal 2012 ha aperto i negoziati per entrare nell’UE e fra pochi mesi alla NATO, dall’altro i legami con la Serbia (ricordiamo che l’indipendenza si ottenne solo nel 2006) e in particolare con la Russia, espressione della minoranza politica, pari al 20% dell’elettorato.

Il Cremlino riconosce nel Montenegro un importante partner geostrategico ma anche una sfida storica: il tentativo di voler cambiare pagina, lasciando indietro tensioni politiche e civili, di aprire una nuova stagione di rilancio economico e di cooperazione europea (visto i tassi di disoccupazione che oggi toccano il 18% rispetto ad una media europea intorno all’8,6%), rappresenta una spaccatura all’interno del nuovo blocco di influenza russa.

Una nuova “Guerra fredda” che oggi vede protagonisti non solo gli attori tradizionali, ma che ricerca anche un nuovo leader europeo che possa guidare la nuova politica diplomatica del vecchio continente. Aspettando le reazioni su entrambi i fronti, vediamo quale maggioranza si verrà a creare, visto che il partito possiede 36 seggi e con alcuni partiti minori di stampo filo albanese e filo croato potrà raggiungere una maggioranza risicata intorno ai 42-43 voti. La realtà montenegrina rappresenta quindi la nuova sfida europea nel campo delle relazioni internazionali, lo spartiacque del nuovo equilibrio balcanico in vista anche dell’evoluzione elettorale americana.

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